Forse non tutti sanno che le radici di Puma sono le stesse di Adidas.
Rudi Dassler, dopo parecchi dissidi con il fratello Adolf, il fondatore
di Adidas, si allontana dall'azienda nel 1948 e ne crea una per conto
suo dandole il nome del temibile felino, sempre a Herzogenaurach in
Germania.
Nonostante l'agguerrita concorrenza, anche Puma riesce a ritagliarsi
una grossa popolarità nelle scarpe sportive da calcio
e da atletica soprattutto con la scelta
di concentrarsi sul mercato americano ed in particolare su quello
brasiliano.
La sponsorizzazione del mitico Pelè, come di tutta la nazionale
brasiliana dal 1958 fino a tutti gli anni settanta , nonchè
quella della superstar portoghese Eusebio, con le scarpe da calcio
" Puma king", sono per l'azienda di Rudi
Dassler un grosso veicolo pubblicitario.
Per non parlare poi delle leggendarie "Puma suede"
indossate da 2 uomini altrettanto leggendari: Thomas Smith e John
Carlos, gli sprinter che alle olimpiadi di Città del Messico
nel 1968 salgono sul podio con il pugno chiuso nel famoso segno di
protesta del Black Power contro la discriminazione razziale.
Per tutti gli anni settanta Puma è nell'olimpo delle scarpe
sportive: le scarpe da calcio, da atletica e da tennis sono indossate
dagli atleti più famosi, i modelli più classici incominciano
ad essere indossati dai giovani di tutto il mondo entrando nelle mode
delle culture giovanili; ma la crisi è alle porte e per una
ventina di anni sarà una costante dell'azienda.
Negli anni novanta Puma è ad un passo dal fallimento che viene
evitato per poco.
Puma allora decide di cambiare strategia e di puntare sul settore
della moda per non scomparire definitivamente.
Mai scelta fu più azzeccata.
Vengono riproposti e rivisitati i vecchi modelli di successo in collaborazione
con stilisti famosi e per Puma riparte una seconda epoca d’oro.
Ritorna a scarpe sportive